Sfighe di una notte di mezza estate, quando la moto non collabora

Sfighe di una notte di mezza estate, quando la moto non collabora

Storie di paraoli che non parano, di batterie che non battono, e di chiavi che non… appunto. Ovvero: quando vuoi andare a fare un giro in moto ma la moto non collabora.

Chi scrive ha la fortuna di avere più di un mezzo in garage, non dico che quando esce mescola le chiavi in una scatola e poi tira a sorte, ma diciamo che se deve andare a fare un giro fuori porta, o a fare la spesa al supermercato, o a grufolare tra i sassi, può decidere su quale moto mettere le chiappe.

Sfighe di una notte di mezza estate, quando la moto non collabora

Acciacchi da chilometraggio

Però può succedere che dall’ultimo fine settimana su per i monti la “moto bella” (leggi: bicilindrico italiano da 1200 cc) sia rientrata con qualche acciacco: un paraolio che non para, un freno che non frena, uno spegnimento improvviso in mezzo a un tornante, e una lucina sul cruscotto che avvisa che è arrivato il momento del tagliandone, quello economicamente più temuto, quello che prima di affrontarlo viene voglia di fare un salto in banca subito dopo aver acquistato un passamontagna, quello che sarà anche un caso, ma ci sono un sacco di annunci dell’usato che indicano un chilometraggio appena prima di quello lì.

quando la moto non collabora

Scatta il Piano B

Vabbè, visto che si va verso la stagione più fresca e quindi più adatta alle esplorazioni in fuoristrada, prepariamo la “saltafossi” va’, detta anche la “ventenne austriaca” che se annuncio che esco con quella fa più scena. Gomme ok, livello olio a posto, catena ben lubrificata, giro la chiave… Manco il quadro si accende! La batteria, superturbo ultimo modello al titanio arricchito con-questa-ci-metti-in-moto-anche-un-trattore montata nuova a primavera e regolarmente funzionante fino all’ultima uscita, risulta buona giusto per farci un fermaporta.

quando la moto non collabora

Proviamo col Piano C

Ultima spiaggia per non rimanere divanizzato troppo a lungo, lo scooterone, amichevolmente detto “Plasticone”. Brum brum… esco… vado… benzina…  riparto… o meglio ripartirei ma mi trovo fermo col bloccasterzo inserito e l’impossibilità di riaccenderlo. Giornataccia.

E qui si entra in un territorio per me decisamente scivoloso. Il sottoscritto non è mai stato un gran chiavatore, “lo sappiamo!” – diranno in coro le lettrici. Ok ma io intendevo che con le chiavi delle mie moto ho sempre avuto un rapporto un po’ conflittuale, tra quelle perse in mezzo a un’assolata piazza palermitana e quelle malfunzionanti in cima a uno stradello sul Gran Sasso ho già una casistica da farne materia di studio.

Chiave elettronica? Anche no grazie

Quello che vorrei sapere è perché a un certo punto dell’evoluzione motociclistica gli ingegneri hanno deciso di fare la guerra alle classiche chiavi col tradizionale blocchetto, sarà una mia fìsima ma proprio non capisco il senso di complicare le cose semplici. Che se una chiave elettronica dovesse decidere di andare a donne di facili costumi (e basta una pila scarica nel telecomando eh, no una congiunzione astrale con passaggio della cometa di Halley), per non rimanere a piedi bisogna attivare una prevista procedura di emergenza. Nel caso specifico:

1 Togliere un tappo di gomma che in genere è nascosto in posizione strategica.
2 Aprire la sella con la chiave tradizionale (sotto il tappo c’è la serratura).
3 Cercare tra gli attrezzi in dotazione un connettore che farà da ponte sui contatti.
4 Accedere al vano batteria rimuovendo rivestimenti e sportelli vari (nel mio caso con una punta vanno tolti 4 spinotti di plastica ed è statisticamente certo che nell’operazione ne andranno persi almeno 2).
5 Togliere il connettore presente e sostituirlo con quello trovato tra gli attrezzi (che bypasserà il sistema di blocco).
6 Quindi, spippolando sul pomello (come da istruzioni sul manuale scaricato al volo sul cellulare), impostare un codice. Il quale codice è stampato su una targhetta fornita insieme alle chiavi all’atto dell’acquisto, e qui alzi la mano chi la porta con sé o si è mai segnato il numero da qualche parte.
7 A quel punto, presi dalla disperazione, l’unica è provare a sostituire comunque la pila del telecomando nonostante al tester risulti ben carica.
8 E incrociare le dita che, in base al detto “le cose prima di essere complicate sono semplici”, funzioni.

Gli scacchi. La prossima vita basta con le moto, rinasco appassionato di scacchi.

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