Medio Oriente in moto: il viaggio di Monica

Medio Oriente in moto: il viaggio di Monica

Inaspettato, affascinante, ricco di cultura, genti e tradizioni, ma anche pieno di contraddizioni. Ecco il mio Medio Oriente in moto

Dal momento in cui metto piede in Medio Oriente in moto (non senza difficoltà per portarla fin lì), il mio viaggio prende un’altra direzione: quella dell’inaspettato. Sarà che la mia rotta iniziale prevedeva un viaggio verso est, verso l’India e non verso sud, ma tutto diventa sorprendente. Nel bene e nel male.

Per strada in Giordania

La permanenza in Libano si rivelerà difficile, qua la crisi economica degli ultimi anni si fa sentire molto: la corrente elettrica è disponibile solo in alcune fasce orarie della giornata e anche l’acqua calda, di conseguenza, va centellinata. Oltretutto bancomat e carte di credito non funzionano e sono obbligata a portarmi dietro tutto il contante di cui ho bisogno, da cambiare in qualche bancarella al mercato nero. Ma scopro anche un sito archeologico meraviglioso, uno dei più importanti del Medio Oriente: Baalbek, che mi viene spiegato significa “La città del Sole”. Tra monumentali templi romani e pietre megalitiche, questo sito, entrato a far parte del patrimonio dell’Unesco nel 1984, mi lascerà a bocca aperta.

Il sito di Baalbek in Libano

Damasco, una delle città più antiche del mondo

Ma mai quanto l’incredibile esperienza fatta a Damasco, capitale della Siria, di cui non sapevo praticamente nulla. Meta obbligata se si vuole arrivare in Giordania (dal Libano non è possibile entrare direttamente in Israele e viceversa), custodisce delle vere perle architettoniche e culturali. Come la grande Moschea degli Omayyadi dove all’interno si può trovare sia la tomba di S. Giovanni Battista (che ne contiene la testa) che quella di Saladino, grande eroe e condottiero musulmano. Con i suoi tre minareti (uno dedicato a Gesù, venerato come profeta) e le cupole presenti nell’immenso cortile (quella del tesoro e quella della campana), è senza ombra di dubbio uno dei più spettacolari edifici di culto del mondo islamico e non solo. L’unico complesso in grado di sbalordirmi nello stesso modo, sarà la Cupola della Roccia, a Gerusalemme che scoprirò risalire anch’essa alla dinastia degli Omayyadi.

I suq di Damasco

Ma Damasco, oltre a vantare un patrimonio culturale antichissimo, possiede innumerevoli suq da visitare, ognuno con delle peculiarità che lo rendono unico. C’è difatti quello coperto di Al-Hamidiyah, dove è possibile acquistare le migliori stoffe della città, o quello della frutta e verdura, dove un incessante fiume di persone si riversa quotidianamente per fare la spesa. O ancora quello dove è possibile assaggiare le tipiche specialità siriane nelle varie bancarelle di street food. Insomma, sarà che ero davvero impreparata, ma questa città ha saputo rapirmi per quanto vivace e calorosa. Lasciando la Siria, l’idea che questo paese venga quasi esclusivamente associato alla guerra, invece che alle ricchezze che ha da offrire, mi rattrista nel profondo.

Il cortile della Grande Moschea di Damasco

Le bellezze della Giordania

Ma un viaggio in queste zone non è solo cultura e sapori speziati. La natura della Giordania infatti, rende questo paese uno dei più belli, a livello paesaggistico, che abbia potuto visitare. Con un clima che va dal desertico al semi-desertico, offre scenari degni dei migliori film di fantascienza. Strade desolate e aride costeggiano immensi canyon dove è possibile vedere i beduini che portano al pascolo il loro bestiame. Le riserve naturali sono un bene che attrae ogni anno un numero sempre crescente di turisti da tutto il mondo. Le oasi offrono uno spettacolo oltre che modo indimenticabile.

In Giordania

La Giordania è un paese pacifico che ama le sue tradizioni e soprattutto ama trasmetterle alle persone che decidono di visitare questo angolo di Medio Oriente. Ospitali e accoglienti, non smetteranno mai di ripetere “welcome to Jordan” (benvenuti in Giordania) mentre ti offrono il tè.



Petra, una meta che da sola varrebbe il viaggio in Medio Oriente in moto

Petra poi, nonostante le innumerevoli immagini che si possono trovare del suo incredibile Tesoro (così è come viene chiamato l’edificio simbolo di questo immenso sito archeologico), è una meta per cui varrebbe da sola il viaggio. Percorrere le strade del siq (il canyon che porta ai luoghi sacri) è emozionante malgrado la quantità di turisti sia davvero alta. Non oso immaginare quante persone possano calcare questi sentieri in periodi più battuti. Una giornata non è sufficiente per visitare a fondo questo posto e alcuni monumenti riesco a vederli solo da lontano. Ciò nonostante Petra rimane un accesso unico e privilegiato per poter scoprire una cultura, quella nabatea, a noi quasi del tutto sconosciuto.

Petra




Ma, come detto all’inizio, questo per me è stato il viaggio dell’inaspettato. E dopo Damasco e Petra, cos’altro poteva sorprendermi così tanto da metterlo nella lista di uno dei luoghi più belli e affascinanti dove io sia mai stata in vita mia? Il deserto del Wadi Rum.

Considerato uno dei deserti più belli del pianeta, è costituito da enormi vallate di sabbia rossa alternate a formazioni rocciose, alte persino centinaia di metri. Ci trascorrerò due notti, dormendo in uno dei tanti campi beduini che si possono trovare nella zona. Sceglierò quello più isolato e lontano dall’ingresso del centro visitatori, che mi permetterà di apprezzare ancora di più questa esperienza. Lo sbalzo termico tra la notte e il giorno è considerevole e la tenda è attrezzata con diverse coperte per rendere il sonno confortevole. La cena, in tipico stile beduino, è buonissima e passiamo ore davanti al fuoco ascoltando vecchie storie e leggende mentre sorseggiamo il nostro tè bollente.

Arco naturale nel Wadi Rum

Gerusalemme, incrocio mistico di religioni

Questo viaggio però, non poteva che finire in un luogo quanto unico quanto conteso. Sì perché Gerusalemme è considerata sacra da parte di ebrei, cristiani e musulmani, ovvero dalle tre più grandi religioni monoteiste. È una città dove moschee, sinagoghe e chiese condividono lo stesso suolo e allo stesso tempo la medesima incertezza per il futuro. I simboli stessi della città riflettono l’eterogeneità di questa città cosmopolita: la Cupola della Roccia custodisce la pietra dove il profeta Maometto ascese al cielo, diventando di fatto il terzo luogo più sacro per i musulmani (dopo la Mecca e la Medina), ma è anche dove Abramo, su richiesta di Dio, stava per sacrificare suo figlio Isacco.

Nella parte sottostante troviamo infine i resti del secondo tempio di Salomone, di cui possiamo osservare l’unico punto rimasto intatto poco distante, ovvero nel Muro Occidentale (da noi noto come il Muro del pianto). Ed è a Gerusalemme dove il Cristo venne crocefisso e sepolto, nel luogo dove oggi troviamo la Basilica del Sacro Sepolcro.

L’interno del Sacro Sepolcro

Senza contare l’infinita lotta per i territori militarmente occupati che vedono la città, oltre che essere composta da quattro quartieri (ebraico, arabo, cristiano e armeno), spaccata in due e contesa tra israeliani e palestinesi. Impossibile uscirne immuni: ovunque si possono trovare i segni di una storia millenaria che accomuna milioni di persone in tutto il mondo, indipendentemente dall’essere credenti o meno.

“The Holy Land”, la Terra Santa il cui fulcro risiede proprio a Gerusalemme.

Il muro del pianto

Fede e armi mettono in evidenza una contraddizione umana

Ma a me qualcosa stona, come se tutto questo parlare di fede e di misticismo non trovasse corrispondenza in tutti i check point militari che ho attraversato per arrivare fino a qua. In migliaia di chilometri fatti durante i tre mesi e mezzo che mi hanno visto lontano da casa, ho visto più mezzi militari e mitra di quanti non ne abbia mai visti in vita mia.

Ho visitato così tanti luoghi sacri che quasi non li ricordo tutti: da dove si presume Gesù sia nato (a Betlemme, in Palestina), a dove è stato battezzato (sul fiume Giordano in Giordania) fino a dove è stato crocefisso (a Gerusalemme). Sono stata dove si narra che Mosè vide la Terra Santa e poi morì (ancora in Giordania) e dove si dice che Caino ammazzò suo fratello Abele (in una grotta nella periferia di Damasco).

…prima di qualsiasi altra cosa, c’è sempre l’essere umano…

Ma nonostante tutti i posti incredibili incontrati durante il tragitto, ora che sono al termine del mio viaggio, continuo a chiedermi se non vale sempre la pena di ricordare che prima di qualsiasi religione, credo o bandiera, prima di qualsiasi altra cosa, c’è sempre l’essere umano.

Ed è proprio grazie a viaggi come questo che se torno a casa arricchita, è per quella sfaccettatura umana in più che ho imparato a conoscere e che prima non conoscevo.























Le puntate precedenti:

Ai piedi del Monte Ararat, puntando a sud per motivi di forza maggiore

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